Haiku - far poesia senza sudare

Gli Haiku sono il modo in cui il mondo della poesia ci ricorda che le dimensioni non contano; conta saperlo usare (il vocabolario).

Se non sapete cos'è un Haiku, sotto ne trovate una definizione. Se lo sapete, invece, smettetela di fare i saputelli e leggete comunque la definizione (che è in buona parte copiata da Wikipedia).

Haiku:
lo haiku è un componimento poetico nato in Giappone nel XVII secolo. Generalmente è composto da tre versi per complessive diciassette more (quelle che tutti i non linguisti / non fonologi chiamano impropriamente sillabe), secondo lo schema 5/7/5.
O ad undici more, secondo lo schema 3/5/3.
O a trentuno more, secondo lo schema a cinque versi 5/7/5/7/7.
Venitemi a dire di nuovo che i Giapponesi sono precisi...
Il tema è solitamente la natura ed i suoi elementi, con riferimento alla stagione in cui tali elementi sono osservati.
Qui sotto un esempio di Haiku di Bashō, l'autore più noto di questi componimenti (ovviamente la traduzione dal giapponese non rispetta le more/sillabe originali):
La prima neve!
appena da piegare
le foglie dell'asfodelo

Mi pare di sentirvi, adesso.
- Ok, allora è facile, no?
- Anche sciare sembra facile, poi caschi e ti tronchi una gamba.
- Ma dai, sono una manciata di parole su tre righe, senza rime, metrica o altro. Praticamente t'affacci alla finestra e scrivi in breve quel che vedi.
-A parte che se, come me, stai in un seminterrato e dalla finestra vedi un muro scrostato, ti ci voglio a fare il poetico con quello.
Se per te è facile, poi, provaci. Magari caschi e ti tronchi una gamba.

Leggiamo di nuovo il componimento di Bashō.
La prima neve!
Un'esclamazione, che può significare sorpresa, felicità o entrambe. Vi importa quale delle due? Non fate gli impiccioni.
appena da piegare
le foglie dell'asfodelo
È poca, quella neve. Non copre tutto, ce la fa appena a piegare delle foglie.

Asphodelus Ramosus, fiore e foglie.
Per noi ignoranti che non sapevamo com'è fatto.


La prima neve!
appena da piegare
le foglie dell'asfodelo






Il poeta non ci descrive tutto quello che vede, ma un solo particolare. Di tutto ciò che il suo sguardo abbraccia, sceglie qualcosa che per molti sarebbe stato insignificante.
E, nel descrivercelo, non ha bisogno di ingrandirlo per rendercelo più importante. Ce lo presenta com'è, piccolo. Come poca neve, a piegare solo alcune foglie di una pianta che non sappiamo dove sia. Ma nella nostra mente, che è brava a costruire contorni e sfondi, un luogo si forma.
Il "Dove", una delle famose "W" inglesi essenziali nella scrittura, viene a costruirsi da solo.
Un'altra di queste "W", invece, manca volutamente. Non c'è alcun "Chi", qui. L'osservatore sta così in disparte da non entrare per niente nella descrizione, quasi a cercare di limitare il più possibile la sua influenza, di evitare di far collassare la funzione d'onda (che ne vogliamo sapere, noi, di fisica quantistica...).
"Cosa" e "Quando" stanno insieme, in due parole: prima neve. Non vorrete mica anche data e ora precise, no?
Ed il "Perché"? La quinta "W", secondo me, sta nel punto esclamativo. La sorpresa e/o la felicità. Ecco il perché scriverne, perché quella cosa è importante. Se invece volete sapere perché nevica, andate su un blog di nivologia, se ne trovate uno.

Un'immagine che diventa subito vivida, che si colora e si spiega da sola a partire da un dettaglio che pochi avrebbero notato, insieme alle emozioni che suscita. Un bel po' di cose in così poche parole.
Ermetisti di 'sta ceppa, siete arrivati con secoli e secoli di ritardo.


La difficoltà nello scrivere Haiku, secondo me, sta in diversi aspetti di questi componimenti:
- trovare quel dettaglio che racchiuda in sé tutti gli elementi di una scena, il contenuto di un messaggio che vale la pena trasmettere.
- trovare quelle poche parole, solo quelle, che possono veicolare quel messaggio.
- organizzare quelle parole in una forma vincolata di more/sillabe, con la difficoltà aggiuntiva del farlo con pochissime parole.
- scrivere qualcosa che non faccia schifo.

Volete ancora provarci?
Spero di sì.
Se ci riuscite, c'è qualcosa di bello da leggere, che è sempre una buona cosa.
Se fallite, magari vi troncate una gamba e mi faccio una risata (sì, mi piacciono le disgrazie altrui).

Io ci ho provato.
Lì per lì è stato doloroso, ma adesso che mi hanno tolto il gesso riesco a parlarne con tranquillità.
Non ho proprio rispettato tutte le regole, tanto che li chiamo pseudo-haiku. Me ne sono un po' fregato del tema della natura ed ho solo mantenuto la struttura "metrica", peraltro senza nemmeno riuscirci sempre. L'ho fatto come esercizio di stile, dato che trovo interessante cercare di creare qualcosa con delle restrizioni precise.
Ecco alcuni risultati:

Voce squillante
tra due denti distanti.
Gioia di bimbo.


Distesa gialla
di sabbia, fuoco e arsura.
E un fiore. Vivo.


Luce di perla
sospesa nell'oscuro,
cullando notti.


Qui un altro, usato per fare gli auguri di compleanno ad una persona talmente antipatica da poter essere mia amica:

I tuoi discorsi
lo scroto frantumano,
rompicoglioni.

Ora sapete cos'è un Haiku, perché ritengo che siano complessi ed interessanti e perché alcuni scrittori incapaci ogni tanto vanno in giro in stampelle.

Se pensate che abbia scritto questo post perché sono un vanesio esibizionista incompetente, perfetto esempio dell'effetto Dunning-Kruger, ci avete preso in pieno.
Di fronte a questa giustissima osservazione, ho una risposta ancora più giustissima: GATTIMANGIATOLAFACCIA.

Dopo aver mangiatolafaccia,
alcuni gatti vanno a rilassarsi
godendosi il Cherry Blossom


Alla prossima.

Midnightcoldtripe

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